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Il morbo giustizialista
Anche
l’ultimo libro di Giovanni Fasanella e Giovanni Pellegrino, Il morbo
giustizialista
(Marsilio Editori, pp.122) è un contributo prezioso per la comprensione del
nostro Paese e delle sue acute...
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L'unica gioia concessa
“In chi ascolta la poesia s’insinua un brivido di paura, un sentimento di compassione e un desiderio intenso che porta al dolore, perché davanti alla sorte felice o avversa di...
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Annamaria Rivera
Annamaria Rivera, attivista antirazzista e antropologa, già attiva nel ’68 pugliese e nel movimento femminista, insegna presso l’Università di Bari. Da un testo-cardine come “L’imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave” (Dedalo,...
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Regole e roghi
La presentazione del libro della Rivera, Regole e roghi, del 26 scorso, ha offerto molti spunti di riflessione. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Come la cronaca ne offre, d’altronde. E’...
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Il comico della politica
Colpisce immediatamente, leggendo
il denso libro di Michele Prospero “Il comico della politica. Nichilismo e
aziendalismo nella comunicazione di Silvio Berlusconi” ( Ediesse ed., Roma, pp.
272, euro 15), la...
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Gli eroi greci di Angelo Brelich
Adelphi ripubblica ora, a poco più di cinquant’anni dalla prima apparizione (1958, Edizioni dell’Ateneo) Gli eroi greci di Angelo Brelich nella collana “Il ramo d’oro” (pp. 474, euro 35). Agli...
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Al Salone del Libro (2)
Il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo partecipa all’inaugurazione del Salone internazionale del Libro – al Lingotto di Torino il 13 maggio - e dello stand dell’Assemblea piemontese. Quest’anno si...
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Al Salone del libro (1)
Quando: dal 10 al 16 maggio 2010
Da dove si parte e si arriva: via Bertola 10 (angolo via San Tommaso)
Due corse giornaliere: ore...
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Ritorni
In margine ad un libro recentissimo sull’America latina
“America Latina dal basso” – Storie di lotte quotidiane. A cura di Marco Coscione. Prefazione di Jose’ Luiz del Roio. Ediz. Punto Rosso....
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Wilma Scategni insegna l’”Abbecedario” agli psicoterapeuti
Conosco da tanti anni la vulcanica attività di organizzatrice culturale, di conduttrice di gruppoanalisi, di psichiatra e soprattutto di psicologa analitica di Wilma Scategni, di cui mi onoro di essere...
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“Il mondo che non c’era”: anarchici, terroristi e spie nel XIX secolo
La storia raramente è “in rima”[2], avverte Alex Butterworth: consente solo la ripetizione di sé. Ma in questo ricco e appassionante resoconto della vicenda terroristica nel mondo della prima Internazionale...
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La mentalità complottistica nella storia
La paranoia è una tendenza bifronte. Nella frescura delle città, a fine agosto, c’era agitazione per un sondaggio il quale mostrava che circa un terzo dei repubblicani credeva che Barack...
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La democrazia ha le ali o no?
Gli angeli sono un’esigua, retrograda e un po’ rimbambita compagnia di sopravvissuti: se ne stanno a captare inutilmente notizie intorno a una radio scassata degli anni ’40, in un paradiso...
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I barbari saccheggiati, ovvero come l’Italia è diventata finalmente un paese comunista
Considero il recente volume di Luca Ricolfi “Il sacco del Nord" come un importante punto di svolta nel dibattito intorno alla cosiddetta “questione meridionale”. L’argomento potrebbe sembrare vagamente demodé, legato...
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Il prigioniero Cosimo
Dopo l’8 settembre, i militari italiani che non aderirono alla Repubblica di Salò, subirono un’offensiva di dimensioni enormi da parte dei nazisti. Ricordiamo, su tutti, i massacri dei prigionieri...
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Il Blasonario Piemontese
Oggi, giovedì 4 febbraio, verrà presentato a Palazzo Lascaris, sede della Regione Piemonte in Torino, “Onore Colore Identità. Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine”. Il volume, realizzato dal...
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Il gatto della crisi
E' uscito per i tipi della casa editrice De Ferrari il volume di Bruno Soro, Il "gatto della crisi". Divagazioni e divulgazioni di economia e politica, che raccoglie una selezione...
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Il Dio del secolo breve*
L’ultimo libro di Jan Assmann Dio e gli dèi. Egitto, Israele e la nascita del monoteismo (il Mulino, “Intersezioni”, Bologna 2009, pp. 213, euro 15.00) non è soltanto opera di...
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L’essenza del bene comune
E’ uscito in questi giorni nelle librerie un interessante e, a mio parere, godibilissimo saggio di Helmut Schmidt, cancelliere della Repubblica Federale Tedesca dal 1974 al 1982 e successore di...
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Bianca la rossa
Il messaggio di autobiografia spesso si concentra nell'esordio di chi scrive. Così è nel caso di Bianca Guidetti Serra, avvocato penalista dal 1947 al 2001, come è stampato sulla...
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Attualità di Lelio Basso
Una rapida segnalazione, essendo il libro appena uscito, con il proposito di parlarne ampiamente. La prefazione è di Stefano Rodotà, cui segue una nota introduttiva di Piero Basso. Si...
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A 25 anni dalla morte di Riccardo Lombardi, una lezione di metodo
La vita e le battaglie del leader socialista nei libri di Mafai e Vallauri ristampati da Ediesse. Dall’esperienza antifascista alla crisi del centrosinistra. Terzo mondo, immigrazione, diritto all’occupazione: le...
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La maledizione di Colono
Alcuni testi della tradizione antica continuano, ancora oggi, a sollecitare, fuori dalla disciplina specifica, i più diversi campi della riflessione teorica e, in particolare, la più intelligente avanguardia della...
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Il dizionario minimo della democrazia secondo Salvatore Veca
Giovedì 17 settembre alle 20, nell’ambito di un’interessante e intensa iniziativa di sei giorni consecutivi, durata dal 15 al 20, pensata e realizzata dalla CGIL della provincia di Alessandria...
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Il dito indiscreto del filologo*
"Se la vostra nutrice vi ha detto che Cerere presiede ai grani, o che Visnù e Xaca si sono fatti uomini parecchie volte, o che Sammonocodom è venuto a...
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Come narcisi nell’acqua di Talete
E’ quasi un imperativo antropologico: ogni questione delle origini è sempre questione di identità. Nel momento in cui ci chiediamo “come è nato questo?” stiamo in realtà formulando la nostra...
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Il grado zero del mito
«Il meno quid che si possa immaginare»: così scriveva del “mito” Furio Jesi, qualche tempo fa, in un suo celebre libro. Chirurgicamente asportato dalle scritture che lo ridisegnano sino a...
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Mangiare banane in un pomeriggio estivo
Che cosa è la memoria? È una risposta squisitamente anti-proustiana quella che costruisce Giampaolo Dossena nel piacevole volumetto Mangiare banane, edito da Il Mulino nell’agile collana “Intersezioni”.
“Io Proust...
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Dopo quelle bandiere
E’ stata felice la scelta della amministrazione provinciale di Lecce di inserire nella Rassegna Negroamaro 2009 il recente libro “Dopo quelle bandiere” (edizioni Kurumuny) di Paolo Protopapa, un intellettuale salentino...
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Non parlano d'Europa? E tu leggi!
"Tutte le strade che un tempo conducevano a Roma conducono oggi agli Stati Uniti d'Europa". Tra poco andrò a votare per il parlamento europeo al termine di una campagna elettorale...
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Perchè la sinistra ha perso le elezioni?
Capire le ragioni della crisi della sinistra è un impegno necessario per la democrazia italiana a rischio, ormai, di una sua riduzione a pensiero unico. Alla domanda:” Perché la sinistra...
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Grazia e Mimmo tra Storia e memoria
Vorrei soffermarmi - dopo le belle segnalazioni già fatte da altri - su due interessanti libri a mio parere complementari: Grazia Penna Ivaldi, “La Camera del lavoro di Valenza. 1945/1955”,...
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Laicità
"LAICITÁ", Trimestrale del Comitato Torinese per la Laicità nella Scuola, Anno XXI, n. 1, marzo 2009.
Si tratta di una preziosa rivista, molto ricca di temi e di collaborazioni, elegante...
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La forza di un destino avverso
Assenza di cultura civica e di senso dello Stato, corruzione e labilità dei legami di fedeltà alla nazione sono ancora oggi diffusi caratteri peculiari degli Italiani, sebbene per secoli le...
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| I barbari saccheggiati, ovvero come l’Italia è diventata finalmente un paese comunista |
di Giuseppe Rinaldi Considero il recente volume di Luca Ricolfi “Il sacco del Nord" come un importante punto di svolta nel dibattito intorno alla cosiddetta “questione meridionale”. L’argomento potrebbe sembrare vagamente demodé, legato a fumose e ottocentesche diatribe, invece si colloca con prepotenza al centro delle più importanti questioni di attualità. Il sottotitolo del volume “Saggio sulla giustizia territoriale” contribuisce a illuminare circa il rilievo delle questioni trattate. Il volume non intende fornire nuove spiegazioni circa gli squilibri territoriali presenti nel nostro paese e neppure elaborare nuove proposte di riforma; intende, come afferma in apertura l’Autore, “semplicemente offrire al lettore uno strumento nuovo di osservazione, un paio di lenti che permettono di vedere cose che, con gli strumenti di osservazione tradizionali, proprio non si vedono”. In sostanza si tratta di un volume il cui scopo principale è quello di descrivere nella maniera più obiettiva possibile le differenze territoriali presenti nel nostro paese.
Per descrivere gli squilibri territoriali, l’Autore è stato costretto a un lungo tour de force che lo ha portato a rivedere sostanzialmente i criteri con cui viene comunemente elaborata la contabilità nazionale. L’Autore dimostra con solide argomentazioni come la nostra contabilità nazionale nasconda sistematicamente una serie di grandezze che sarebbe invece necessario prendere in considerazione ogni qualvolta si ragioni intorno alle politiche pubbliche. La contabilità nazionale non permette di calcolare l’efficienza della pubblica amministrazione, non permette di calcolare l’effettivo funzionamento del fisco e le vere dimensioni dello stato sociale nel nostro paese, non permette di scoprire un’immensa sacca di parassitismo, e soprattutto nasconde i sistematici sotterranei trasferimenti di risorse dalle regioni più produttive verso le regioni meno produttive. Il volume è denso di considerazioni metodologiche (che tuttavia risultano ad una lettura attenta perfettamente comprensibili anche ai profani della scienza economica) attraverso le quali vengono ricalcolate tutte le grandezze necessarie.
I risultati sono piuttosto sconcertanti. Vengono identificati e messi in luce i processi che, indipendentemente dai retaggi storici profondi, riproducono costantemente e anzi accentuano il divario tra le regioni più sviluppate (collocate prevalentemente al Nord) e le regioni meno sviluppate (collocate prevalentemente al Sud). Ma il risultato più rilevante è la quantificazione dettagliata dei meccanismi perversi attraverso i quali una quota rilevante di risorse prodotte nelle regioni del Nord viene incanalata e distribuita nelle regioni meno produttive del Sud: circa 50 miliardi all’anno, l’equivalente di due o tre finanziarie. Si tratta di meccanismi che vanno ben al di là della solidarietà nei confronti delle regioni più povere del Paese e che appaiono, a lungo andare, in grado di strangolare lo stesso sviluppo economico delle regioni più sviluppate.
L’autore non trae conclusioni politiche specifiche dalla sua indagine, che è prettamente descrittiva e accuratamente non valutativa, ma alcune conclusioni sono del tutto evidenti, anche a una lettura frettolosa. Mi proverò esplicitarne alcune. Una prima conclusione che si trae inevitabilmente dalla descrizione presentata è il fallimento totale delle politiche meridionalistiche che sono state seguite dal dopoguerra fino ad oggi (propugnate da tutti i governi sia di destra che di sinistra). Addirittura si può trarre la conclusione che le politiche meridionalistiche messe in atto abbiano ottenuto dei risultati del tutto opposti alle intenzioni; abbiano cioè contribuito ad aggravare più che a sanare la condizione delle regioni meno sviluppate.
In secondo luogo, la descrizione di Ricolfi permette di comprendere appieno quali siano le profonde radici economiche dell’emergere progressivo della Lega Nord e perchè questo partito sia riuscito a egemonizzare una parte dei ceti produttivi del Nord e una parte della classe operaia. Ben al di là degli intendimenti soggettivi dei leghisti, il sacco del Nord è dunque una realtà strutturale latente che, oltre a danni intrinseci di natura economica, ha determinato come sottoprodotto politico e sociale la disgregazione della sinistra al Nord, lo sviluppo della cosiddetta “questione settentrionale” e ha contemporaneamente gettato diverse regioni del Sud nelle mani del malgoverno, della criminalità organizzata o dei faccendieri e procacciatori di voti.
In terzo luogo, la descrizione di Ricolfi fornisce tutti gli elementi per comprendere la diffusione nel nostro Paese – sempre ad opera della Lega Nord - della cosiddetta tematica federalista. Quello della Lega non è un vero federalismo (basta consultare un qualunque manuale di scienza della politica per capire che il federalismo è aggregativo e non disgregativo), ma piuttosto una forma di autonomismo o di secessionismo, espressione del disagio e del rancore del Nord. Dietro ai miti delle ampolle e del dio Po, la Lega, in assenza di altre voci meglio qualificate, è riuscita a porre al pubblico il problema della giustizia territoriale. E lo ha posto tanto che il federalismo fiscale, l’obiettivo culminante della sua azione politica, è sul punto di essere realizzato (bisogna dire, nella quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica). Peccato che il federalismo fiscale, per come è stato impostato dalla riforma sostenuta dalla maggioranza non riuscirà con ogni probabilità a risolvere nessuno dei problemi strutturali evidenziati dalla ricerca di Ricolfi.
In quarto luogo, la descrizione di Ricolfi fa risaltare la totale inconsistenza della politica della sinistra italiana intorno alla questione meridionale (che, come abbiamo visto, significa soprattutto “questione settentrionale”). Il partito democratico, come al solito, sulla giustizia territoriale non sa cosa dire. Da un lato, in più occasioni, ha continuato a farsi portavoce della redistribuzione verso il Sud in nome di un’indiscriminata solidarietà, guadagnando così peraltro sempre maggiori diffidenze da parte dell’elettorato; dall’altro lato si è fatto portatore di un federalismo fiscale gelatinoso, imposto in sostanza dalla concorrenza, poco sentito e dibattuto, e che nessuno ha capito bene di che cosa si tratti. Le varie frange che si collocano alla sinistra del partito democratico altro non sanno se non chiedere a viva voce la reiterazione della tradizionale politica di assistenzialismo e trasferimento di risorse verso il Sud, ignari dei 50 miliardi che ogni hanno le regioni del Nord pagano in un modo o nell’altro a favore di quelle del Sud. Nessuno sembra essersene accorto, ma in Italia il comunismo è stato realizzato già da un pezzo.
L’attuale blocco di potere trova il suo fondamento (e la sua base elettorale) proprio nel rancore nordista per la spoliazione e nel parassitismo sudista spoliatore: questa unificazione di opposti interessi è stato senz’altro il capolavoro politico dell’attuale Capo del governo. Ma ciò è stato possibile mistificando e nascondendo la vera natura dei rapporti economici tra le due aree del Paese, non senza la complicità della miopia buonista dell’opposizione. Tra l’altro, va anche considerato che un trasferimento colossale da 50 miliardi all’anno non può che avvenire grazie all’intermediazione della burocrazia e della classe politica, che proprio su questa intermediazione fonda la propria perpetuazione e i propri privilegi. Ciò contribuisce a creare e a mantenere in vita un ceto politico inefficace, inefficiente e parassita, quando non malavitoso che non ha nessun interesse a modificare questa situazione.
Così il problema della giustizia territoriale non potrà che aggravarsi. Invece di continuare a proporre la distribuzione di risorse inesistenti per ottenere qualche voto in più, l’opposizione dovrebbe comprendere che la soluzione della questione meridionale non può che passare prioritariamente attraverso la soluzione della questione settentrionale. Ma questo significa cominciare seriamente e convintamente a cavalcare l’obiettivo della giustizia territoriale, anche perché, in caso contrario, tra un po’ non ci saranno più risorse per nessuno, né per i settentrionali né per i meridionali. Il partito che si dice democratico, proprio per il suo dirsi democratico, dovrebbe essere primariamente interessato ai problemi della giustizia territoriale e dovrebbe essere in prima linea a combattere per realizzarla (e non dovrebbe lasciare questo campo all’avversario). Dovrebbe capire che giustizia territoriale non significa oggi, nel nostro paese, principalmente distribuzione senza contropartite. Dovrebbe combattere apertamente le sacche di improduttività, di inefficienza, di parassitismo. La questione settentrionale costituisce oggi l’autentico e radicale problema politico per la sinistra italiana: si tratta di mettere da parte definitivamente il vecchio meridionalismo, la politica degli aiuti infiniti, per riscoprire il rigore - come sostiene Ricolfi - della vecchia contabilità liberale, quella grazie a cui perlomeno si riesce facilmente a capire chi produce cosa, chi consuma cosa e chi fa il furbo. Ciò implica una profonda rivoluzione che metta urgentemente nell’armadio una serie di schemi di pensiero che sono risultati disastrosi alla prova dei fatti. Per tutti quelli che, stufi dei luoghi comuni, sentissero l’esigenza di cambiare idea su tutte queste questioni, il libro di Luca Ricolfi può rappresentare davvero un buon punto di partenza.
Luca Ricolfi, Il sacco del Nord. Saggio sulla giustizia territoriale. Guerini e Associati, Milano, 2010
(4/3/2010)
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